"Fare" la Badante. Una Vera Professione, ma di cosa si tratta?

Cosa intendiamo per Badante?
Badante = persona che si prende cura.
Una terminologia diffusasi una quindicina di anni fa per definire le persone che si prendono cura delle persone non più autosufficienti. Col tempo è diventato un termine usato maggiormente legato alla cura della persona anziana in risposta al bisogno crescente, a causa del prolungamento della vita, di assistenza privata alle persone anziane. Una trasformazione che ha visto maggiormente come protagoniste le lavoratrici straniere.

Ma come si caratterizza il loro lavoro? Possiamo definirlo una vera professione? E in che relazione ha con le altre professioni legate ai servizi di cura?


Da una ricerca emerge uno spaccato interessante su un segmento del mercato del lavoro tanto indispensabile nella realtà delle famiglie quanto poco considerato. Non è un caso che, nonostante per molti sia più corretto definirle "assistenti familiari", il lessico prevalente sia quello di "badanti". Lo stesso INPS ha adeguato solo negli ultimi tempi tale terminologia.

Ma quali sono le mansioni che svolgono le badanti, con quali responsabilità e con quale grado di autonomia? E con quale grado di preparazione? Con quanta fatica fisica e psicologica?

1- Innanzitutto le badanti sono anche colf, nel senso che svolgono i lavori domestici di pulizia e cura della casa tipiche del lavoro domestico.
L’igiene e la cura della persona sono una componente essenziale del lavoro, che cresce in relazione al venir meno dell’autosufficienza della persona assistita.
Il lavoro di cura della casa e di preparazione dei pasti, svolto con professionalità, richiede conoscenze adeguate sui prodotti, sulla raccolta differenziata, sulla scadenza degli alimenti, sulle modalità di preparazione dei pasti. Spesso qui si incontrano abitudini e culture diverse e occorre trovare un equilibrio. Il cibo è un tema “sensibile” nel quale si confrontano gusti, abitudini, culture, aspetti religiosi.

2- Oltre agli aspetti di base dell’igiene (lavare, pettinare, curare mani e piedi, ecc.) ci sono problemi di movimentazione, di gestione di aspetti delicati come incontinenze, ecc. che richiedono pazienza, rispetto, ma anche abilità specifiche e conoscenza delle norme di sicurezza. Oltre a una capacità di attenzione e di osservazione di cambiamenti o problematiche che se segnalate per tempo evitano problemi più gravi.

3- Una terza componente riguarda le mansioni di tipo parainfermieristico, che vanno dalla somministrazione di farmaci, compreso il controllo della glicemia ai diabetici e la misurazione di pressione, all’effettuazione di medicazioni. La gestione di aspetti sanitari pone un problema di specifiche abilitazioni, ma spesso lo sconfinamento si rende necessario per urgenze o necessità.

4- La quarta tipologia, ma non certo per importanza, riguarda tutto ciò che rientra nella sfera della relazione con la persona assistita: come si passa il tempo? come trascorrono le lunghe ore della giornata? Non è troppo difficile immaginare le tante piccole cose che riempiono le giornate di una badante. Queste variano in tempi e modalità a seconda delle caratteristiche e della reattività dell’assistito, del contesto abitativo e sociale, delle risorse di cui si dispone, degli spazi, del sistema di relazioni. Si chiacchiera, si guarda la televisione, si cucina. Nella gestione del tempo che la badante trascorre con l’assistito si gioca gran parte della qualità della relazione che si stabilisce tra loro: la comunicazione, la condivisione, l’apprendimento reciproco, sono elementi che spesso fanno scattare empatia, che mobilitano dimensioni affettive dall’una e dall’altra parte. Quelle dimensioni da cui ci si deve guardare per non soffrire troppo nell’inevitabile momento del distacco. Ma è anche tutto ciò che fa la differenza tra forme di assistenza che si limitano a sorvegliare (badare a) la persona, e forme che ricercano l’impegno nell’animazione, nello stimolo. Ciò implica doti di creatività, fantasia, ma anche aspetti caratteriali. Naturalmente il quadro si complica nel caso di demenza o Alzheimer, ma anche in presenza di atteggiamenti aggressivi delle persone assistite. In questi casi il lavoro diventa veramente usurante e con forti componenti di stress. Circa la dimensione del rapporto relazionale con la persona assistita si deve considerare che in una persona anziana prevale la dimensione della lentezza e chi le sta vicino deve adeguarsi. Ma un tempo rallentato è più lungo e complicato da gestire e implica una serie di competenze che debbono essere messe in campo in misura assai variabile a seconda delle caratteristiche non solo fisiche e cognitive, ma anche caratteriali della persona assistita, nonché del contesto in cui essa si trova.


Se leggiamo le mansioni svolte con l’ottica delle competenze necessarie, nascono riflessioni interessanti.

È evidente che le attività che si svolgono e le modalità di interazione possono avere importanti funzioni di stimolo e di rallentamento dei processi di decadimento. Trascorrere molto tempo insieme a una persona, specie se ci si convive, implica abbastanza naturalmente la conversazione. Qui si pone un problema: a parte la propensione caratteriale a chiacchierare, entrano in gioco la conoscenza della lingua, che oltretutto spesso è il dialetto, la conoscenza della storia della persona e della famiglia e la conoscenza del contesto sociale e culturale. Sono dimensioni che fanno la differenza: a parte la lingua, elemento primario della comunicazione, sapere chi è la persona che si assiste, che storia ha, ripercorrerla con lei attraverso foto, lettere, oggetti, condividerla con i familiari, fa davvero la differenza. Ma anche il grado di conoscenza del contesto culturale e sociale: riti, abitudini, feste, proverbi, usanze. Sono elementi che non si acquisiscono in poco tempo, ma che diventano parte della qualità umana e professionale della badante, se lei diventa consapevole dell’importanza di queste dimensioni e si impegna o si interessa ad appropriarsene. E ciò diventa una vera carta di credito per i lavori futuri.

Considerazioni finali.
Stiamo dunque parlando di una vera figura professionale, che deve avere competenze di varia natura, da esercitare con buoni margini di autonomia e responsabilità, senza invadere campi che sono di altri, ma collaborando con le altre professionalità che intervengono nei servizi di cura, e interagendo con i familiari, diretti responsabili delle scelte e dell’organizzazione del lavoro.

D’altra parte, se è vero che sono numerose le badanti che necessitano di una formazione per migliorare la loro qualificazione professionale, è altrettanto vero che molte competenze le acquisiscono sul campo, con l’esperienza.

RICORDI ALESSANDRO

FONTI:
http://www.linkiesta.it/it/article/2017/05/17/professione-badante-tante-straniere-e-ancora-misconosciute/34284/ 
http://www.repubblica.it/economia/miojob/lavoro/2016/08/16/news/professione_badante_in_crescita_la_quota_di_uomini-146076012/ 

 

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