Gli anziani hanno bisogno di essere “considerati” da qualcuno

Gli anziani hanno bisogno di essere “considerati” da qualcuno

Spesso, troppo spesso, camminando tra le vie della città ho visto anziani che a fatica portano borse anche con poca spesa ma che per loro risultano molto pesanti. Ricordo ancora un episodio che mi colpì molto e che mi accingo a raccontarvi … rimembro ancora, era una giornata calda d’estate e girando tra le vie della città scorsi una anziana signora che faticosamente trasportava una borsa della spesa. All’improvviso dalla sua mano destra le cadono a terra le chiavi di casa. Non riesce a chinarsi, mi avvicino io, le raccolgo e mi offro di portale la borsa della spesa sino a casa. Quasi si commuove per il mio piccolo gesto, mi ringrazia, si scusa e accetta. Camminando mi racconta della sua solitudine che ormai le fa da compagna più fedele, dei figli lontani e nipoti inesistenti, o meglio esistenti solo quando la “nonna” fa comodo.
Penso che di persone come la signora ce ne siano davvero tante, tante persone sole alle quale basterebbe solo un po’ di attenzione per sentirsi di nuovo “importanti”, apprezzati e accettati e non sentirsi ormai un inutile scarto della società.

Da qualche anno a questa parte sono aumentate le campagne contro l’abbandono degli animali. C’è chi ritiene che sia opportuno anteporre a queste campagne, che a mio avviso sono comunque importantissime, quella contro l’abbandono degli anziani, anch’essa di notevole impatto sociale. Nello specifico i portatori di questa ideologia ritengono che , pur condividendo la necessità di sensibilizzare l’opinione pubblica per contrastare la deprecabile piaga dell’abbandono degli animali durante il periodo estivo, sia indispensabile anteporre a questa battaglia quella mirante a sensibilizzare le persone contro l’abbandono degli anziani, lasciati sempre più spesso al loro destino negli ospizi, nelle case di cura e nelle abitazioni.
Informandomi sulla questione “abbandono degli anziani” mi sono trovato a leggere un articolo del giornalista Giuseppe Sangiovanni, il quale ha raccontato un aneddoto che lascia davvero la persona che legge a una profonda riflessione. Riporto le testuali parole del giornalista: Un giorno con un mio collega abbiamo visitato una casa per anziani. Era domenica. C’erano le visite dei parenti. Il collega girandosi verso di me, disse: “I figli e nuore e qualche nipotino che oggi sono qui per far visita ai “cari” genitori e nonni internati in questa casa di riposo, è come se portassero un fiore al cimitero”! Lo guardai sbalordito, non capii subito. Aveva ragione, quei “parenti” che vedevamo arrivare, facevano la visita a congiunti morti dentro. Morti il giorno stesso che avevano varcato la soglia della casa di riposo: anticamera del vero cimitero.
E poi ancora ricordo di un papà che per mesi e mesi chiedeva di uscire di casa per andare dai figli, che sistematicamente rifiutavano di accogliere nelle loro case il papà disperato. Ripeteva come un automa: “Morirò, e non li vedrò più (i figli)!

Sono tanti i figli che paradossalmente trovano tempo per presenziare a tutte le manifestazioni, dimenticando papà e mamme a casa! A questa affermazione sorge una domanda: Quel tempo dedicato a quelle attività non sarebbe più utile regalarlo a genitori anziani, che nell’arco di 24 ore potrebbero finire nel mondo celeste? Questione di coscienza direbbero alcune persone ma credo che comunque la questione debba essere vista sotto un duplice aspetto, per così dire vedere il doppio lato della medaglia…se da un lato è vero che gli anziani, nonché i disabili, vengono spesso inseriti in strutture al di fuori del proprio ambiente famigliare facendoli sentire per così dire “abbandonati”, dall’altro lato c’è da considerare la realtà della famiglia dell’anziano che risulta molto più complessa di quella che uno vede stando al di fuori.

Nella maggior parte dei casi le persone anziane sono persone con problematiche esistenziali molto complesse e spesso i parenti stretti di codesti anziani hanno a seguito una propria famiglia con conseguente difficoltà a prendersene cura e si trovano costretti a inserire i nonnini in strutture che siano in grado di prendersene cura in maniera efficiente o comunque in maniera più idonea rispetto a quello che potrebbero fare i famigliari stessi. Ovviamente, come in tutti i casi, c’è sempre l’eccezione alla regola…alcune persone preferiscono fare una gita al lago piuttosto che recare visita ai propri cari però credo che il numero sia limitato perché la nostra cultura ci ha sempre insegnato a considerare l’anziano come uno scrigno prezioso al quale possono attingere le giovani generazioni per arricchirsi di esperienza, di pazienza, di saggezza e di tutto quel patrimonio di conoscenze che si acquisiscono con il susseguirsi delle primavere. Quando muore un anziano è come se andasse a fuoco un’intera biblioteca, composta di libri voluminosi le cui pagine sono state scritte con la pazienza di chi, accettando le cose brutte della vita, le utilizza per assaporare ancora meglio quelle belle che costellano i nostri ricordi.
Se è vero come è vero che la salute, come le persone care, si apprezzano solo quando ci vengono a mancare, è opportuno che facciamo un po’ di compagnia ai nostri anziani, prima che l’incendio distrugga la biblioteca.

Quello degli anziani è un problema molto rilevante in una società, quella di oggi che, volta ad un continuo e crescente progresso, trascura forse, alcuni aspetti veramente importanti e salienti che riguardano la nostra esistenza. Pensare che gli anziani non servono più a niente solo perché ad un certo punto non sono più in grado di lavorare è uno sbaglio. Essi, con il loro valido contributo d’esperienza, possono aiutare i più giovani, guidandoli nei momenti difficili della vita, aiutandoli ad andare avanti anche quando la realtà è troppo amara e difficile da affrontare, perché anche essi hanno superato tante tempeste nella loro esistenza. Tutti noi dobbiamo renderci conto dei sacrifici che i nostri genitori hanno sempre sostenuto per noi e di quelli che ancora sostengono con il loro lavoro, con le loro fatiche. Non si può ignorare tutto questo.... Abbiamo forse dimenticato che gli anziani hanno sulle spalle molti più anni di noi e che con la loro esperienza possono guidarci nei momenti difficili della nostra vita? Oppure non sappiamo che per gli anziani le sofferenze maggiori sono quelle morali piuttosto che quelle fisiche, quando essi si sentono dimenticati dai loro figli? Questi interrogativi devono fare riflettere tutti noi, indistintamente, perché chiunque un giorno dovrà affrontare questo problema. Ognuno di noi, in un giorno lontano, diventerà vecchio e spererà tanto nei propri figli ed è per questo che ritengo sia opportuno mostrarsi buoni e affettuosi verso i propri cari anziani, prestare con amore le cure di cui essi necessitano e stare sempre vicini a loro con una parola di conforto e con tutto il loro affetto.

Ricordi Alessandro

 

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