L'Italia di domani? Sarà un Paese per badanti, infermieri e camerieri

L'Italia di domani? Sarà un Paese per badanti, infermieri e camerieri

L’Italia è stata duramente colpita dalla crisi economica internazionale a partire dal II trimestre del 2008.

Siamo riemersi come dopo una lunga apnea. Stremati. Ci guardiamo attorno e non siamo più gli stessi di prima. Questa sembra la situazione dell’Italia, a 8 anni dall’inizio della recessione. Un Paese con pochi vincitori e tanti perdenti. Perché la crisi e poi la fragilissima ripresa che viviamo da 3 anni a questa parte non hanno avuto un impatto omogeneo.

Non è più tempo per artigiani ed operai, ma neanche, a quanto pare, per chi ha qualifiche tecniche.

Al contrario sono le professioni “esecutive” del mondo dei servizi che paiono decollare, un mondo enorme in cui si va dal commercio alla finanza, alla consulenza, ma ancora di più, e questo è un importante segno dei tempi, tutte quelle non qualificate.

 

Si tratta di una tendenza alla polarizzazione anche nel campo dell’occupazione: l’operaio qualificato o l’impiegato di medio livello pian piano lasciano il posto da un lato al consulente finanziario, ma dall’altro al magazziniere di Amazon, al cameriere e al lavapiatti di uno dei tantissimi ristoranti che sempre più vengono aperti, o alla badante dei sempre più numerosi anziani.

Inaspettatamente accanto all’attesa crescita dell’occupazione nei servizi e al crollo nell’industria c’è anche un ritorno all’agricoltura, che non è quindi uno dei tanti luoghi comuni, ma una realtà che si è accentuata negli ultimi due anni.

 

Tuttavia è ancora più chiaro ed evidente cosa è accaduto nel lungo periodo di crisi se si guarda ai vari sotto-settori. E spicca l’incredibile crescita di quello dei servizi alle famiglie. Non solo badanti, certo, anche baby sitter probabilmente, ma si deve immaginare che soprattutto dei primi si tratta.

 

Tra il 2015 e il 2016 sostanzialmente vi è stata una conferma di questi trend, con una inversione di tendenza nel campo dei servizi alle famiglie e soprattutto con una accentuazione della crescita degli occupati nella ristorazione e nei trasporti e nel magazzinaggio.

 

Il punto è che il campo dell’assistenza alla persona, della cura dell’anziano, in buona parte anche dell’ospitalità e della ristorazione sono molto di più ambiti femminili rispetto a quelli in cui l’occupazione è crollata, come l’edilizia e l’industria.

 

Spesso se ne parla meno, ma è da questi profondi cambiamenti strutturali, che certo non nascono in Italia, che dipendono anche quei trend che invece sono in testa alle cronache, come quelli relativi ai tipi di contratto più utilizzati per gli assunti.

 

E’ questo il nuovo volto del lavoro italiano. Possiamo cercare le luci e le ombre, i lati negativi e le opportunità. Quello che certamente non possiamo pensare di fare è illuderci di tornare indietro, di ripristinare quei posti da muratore, di dipendente statale o da operaio che non possono rinascere, per quanti sussidi possiamo inventarci.

Ci sono trend mondiali che invece dobbiamo assecondare e che possiamo sfruttare, facendo sì che per esempio più posti nei servizi significhino più assunzioni nel campo della ricerca piuttosto che solo come badanti. Anche se nel prossimo futuro forse, lo sappiamo, ci sarà più speranza per i secondi.

 

La conclusione è dunque eloquente: “Sembra che gli italiani, ma soprattutto le italiane, nella morsa della crisi e della carenza di posti di lavoro più attrattivi, stiano tornando ad avvicinarsi a quei lavori che, fino a pochi anni fa, venivano praticamente snobbati”.

 

 

 

 

 

 

Per un maggiore approfondimento leggi …

https://www.istat.it/it/files/2017/05/RA2017_cap4.pdf

 

Ricordi Alessandro

 

 

FONTI:

http://www.blitzquotidiano.it/economia/lavori-piu-richiesti-classifica-badanti-1803441/

 

Contattaci

Compila subito il form seguente,
ti ricontatteremo al più presto.

autorizzo il trattamento dei dati ai sensi del D.Lgs. 196/2003. Dichiaro di aver letto informativa sulla Privacy  Si No