da Estranei a Famiglia

Oggi giorno si parla sempre più di assistenza domiciliare alle famiglie o alla persona, che sia assistenza continua o temporanea, e di convivenza tra persona disabile e lavoratore domestico.

 

Perché questo argomento interessa sempre più?

Innanzitutto dobbiamo considerare che nella società moderna i ritmi di vita sono frenetici e indaffarati, di conseguenza trovare il tempo di gestire tutto il nucleo familiare e soprattutto i suoi componenti più fragili è certamente più difficile. Ad es: accompagnare a una visita medica il padre 80enne con il Parkinson vuol dire per il figlio rinunciare ad andare a prendere i bambini a scuola per accompagnarli a casa. Altro punto da non trascurare sono le necessità del singolo in difficoltà, per es: un membro della famiglia potrebbe trovarsi a fronteggiare un intervento, o una malattia che richieda cure specifiche che probabilmente i suoi componenti non possono gestire al meglio, non avendo le competenze necessarie.

Si arriva dunque a cercare un supporto esterno, una persona che possa prendersi cura della persona in difficoltà o dell’intero nucleo familiare, per alleggerirne così i membri: l’assistente familiare o più comunemente il lavoratore domestico.

Per lavoratori domestici si intende coloro che prestano lavoro di assistenza con continuità all’interno di una comunità familiare, agevolandone il funzionamento. Il mezzo tramite il quale queste figure sono impiegate più comunemente è la convivenza.

 

Che cos’è la convivenza?

E’ un rapporto lavorativo tra un lavoratore domestico e una persona in difficoltà che implica il vivere insieme, cioè il condividere uno spazio comune 24 ore su 24. Vista dall’esterno può sembrare che ogni problema che potrebbe nascere nella convivenza, ad es: fraintendimenti, comunicazioni erronee, o disagio nel condividere i propri spazi; sia risolvibile con un sorriso e una stretta di mano, invece non è così semplice. Nulla è semplice, direte voi, ma la chiave per stabilire un equilibrio in una convivenza “forzata” è il tempo: prendersi e dare il tempo di adattarsi a un rapporto nuovo, anche scontrandosi, perché permette di conoscersi gli uni con gli altri, di trovare compromessi e di creare armonia.

 

Vediamo insieme i lati positivi della convivenza tra la figura del lavoratore domestico e dell’assistito.

Per le famiglie:

-          Attraverso la convivenza si garantisce un’assistenza continua, giorno e notte, se necessario. Dunque si ha una presenza costante in tutti i bisogni giornalieri dell’assistito, un appoggio nelle difficoltà quotidiane. Ad es: Se una famiglia ha necessità di non lasciare da solo un anziano 24 h su 24, la badante in convivenza può intervenire in situazioni di emergenza, come un malessere notturno o una caduta, che senza un soccorso tempestivo potrebbe essere anche fatale.

 

-          Molto spesso ci si ritrova a dover chiedere un’infinità di permessi lavorativi quando i nostri genitori ormai anziani stanno male, oppure non riescono più a mangiare o ad andare in bagno da soli. L’assistente familiare in convivenza è la soluzione: si alleggerisce il peso dei famigliari, che si trovano così a poter reinvestire il proprio tempo in altre priorità: come il lavoro, i figli, la gestione della casa

 

-          C’è anche un aspetto umano da considerare: vedere i propri genitori smettere di riconoscervi, piano piano perdere la propria autosufficienza, assistere al lento declino verso l’oblio crea forti scompensi nei figli, che si ritrovano a ruoli invertiti e con nessuna dimestichezza in materia a dover accettare che i propri genitori stiano invecchiando. L’assistente familiare diventa un sostegno emotivo: qualcuno che capisce la confusione e la sofferenza del momento e aiuta la famiglia ad accettarlo giorno per giorno.

 

-          In alcune occasioni i figli si sentono anche in difetto, non all’altezza della situazione di difficoltà che i propri cari stanno attraversando. Questo sentimento di inadeguatezza è causato principalmente dall’inesperienza in materia, manca dunque un supporto adeguato: la badante è un sostegno professionale e competente

 

-          Oltre che essere un valido supporto, l’assistente familiare può dare spunti e suggerimenti per alleviare le sofferenze del malato, attingendo alle proprie esperienze passate.

Per i lavoratori domestici:

-          Avere un appoggio domiciliare tutte le notti: una casa dove lavorare, che il lavoratore inizia a sentire come se fosse “casa sua”, garantendo stabilità. Nel pratico il lavoratore non è costretto a fare avanti e indietro da un’ulteriore abitazione, a portarsi sempre i vestiti di ricambio, a viaggiare mattina e sera per raggiungere il luogo di lavoro.

 

-          Altro dettaglio da non trascurare sono le spese per i trasferimenti che nella convivenza si azzerano.

 

-          Vitto e alloggio a carico della famiglia: l’assistente familiare dunque non ha spese di vita da sostenere. Questo non è un dato così scontato.

 

-          Spesso tra le persone coinvolte nel rapporto lavorativo nasce un’amicizia assolutamente sincera, un affetto profondo, fatto davvero positivo su cui ritorneremo, che agevola anche il rapporto lavorativo. Si stringe un rapporto di fiducia totale, dove l’assistito si affida completamente al lavoratore domestico e il lavoratore ha qualcuno su cui potrà sempre contare nei momenti di difficoltà.

 

Ma ci sono, purtroppo, anche lati negativi.

Per le famiglie:

-          Causa il rapporto affettivo che si crea, si finisce per azzerare i confini tra lo spazio vitale dell’assistito e quello del collaboratore. Ognuno invade in qualche modo la privacy dell’altro, che si ritrova messo a “nudo”, senza più segreti, quasi come se la sua intimità fosse violata.

 

-          Prendendo un collaboratore domestico nella propria casa non si sa mai chi si incontra. Si rischia di affidare i propri cari a persone poco raccomandabili, che commettono piccoli o grandi furti, che mancano di rispetto urlando contro l’anziano, che lo malmenano, che spariscono senza alcun preavviso o che bevono quotidianamente sul servizio, creando grossi disagi alle famiglie.

 

-          La difficoltà nella ricerca è trovare una persona di cui ci si possa fidare: un collaboratore valido, affidabile su cui poter sempre contare, che dia la serena certezza di esserci nei momenti di difficoltà, pronto a reagire nei casi di emergenza, come ad esempio chiamare l’ambulanza per un malessere notturno di uno dei componenti della famiglia da assistere.

Per i lavoratori domestici:

-          Si ha meno tempo da dedicare a sé stessi o ai propri affetti. In alcuni casi il tempo per le cose personali si azzera completamente e ci si dedica anima e corpo all’assistito. Si rinuncia a vedere i propri figli, che spesso vengono lasciati all’estero e anche l’incontro con un’amica per un caffè diventa un’impresa difficoltosa.

 

-          Si deve imparare a convivere con uno stile di vita differente dal proprio, trovando il modo di adattarsi a una cultura diversa e ad abitudini consolidate nel tempo, entrando a piccoli passi nel ritmo familiare. Questo passaggio viene fatto in modo molto graduale e richiede un’elasticità mentale non indifferente.

 

Concludendo

Il punto su cui riteniamo di dover porre l’attenzione è il rapporto di familiarità radicata che si crea nella convivenza tra un collaboratore domestico e il nucleo familiare dove presta servizio. Possiamo immaginare la famiglia come un cerchio, dentro il quale fanno parte in cerchi più piccoli tutti i suoi elementi: partendo dalla nonna fino ad arrivare all’animale domestico. A un certo punto con estrema naturalezza, per complicità, rispetto e abitudine si crea per la badante il suo cerchio all’interno del nucleo familiare: si festeggiano il Natale e la Pasqua insieme, ci si fa gli auguri e il regalo di compleanno, si accompagna insieme il nonno in ospedale se sta male e lo si piange abbracciati quando se ne va.

Questo “diventare una famiglia” è certamente il motivo principale per cui il nucleo familiare e il lavoratore domestico accettano la convivenza, che richiede grande sforzo di comprensione da entrambe le parti. Ognuno di noi è da sempre alla ricerca del proprio posto nel mondo: sperimentare una convivenza “forzata” che riesca a formare una famiglia, nel vero e profondo senso della parola, è una delle sue massime espressioni.

Giulia Custurone

Fonti:

http://www.colfebadantionline.it/colf-e-badanti/colf-e-badanti/chi-sono-i-lavoratori-domestici/chi-sono-i-lavoratori-domestici.html

http://www.erickson.it/Pagine/come-scegliere-la-badante-giusta.aspx

http://trovalavoro.jobgratis.com/lavorare-come-badante/

 

 

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