Giornata Mondiale dell’Alzheimer, al via la nuova campagna di sensibilizzazione

Giornata Mondiale dell’Alzheimer, al via la nuova campagna di sensibilizzazione

Si celebra, 21 settembre, la Giornata Mondiale Alzheimer. Ogni anno si celebra la giornata mondiale dell’Alzheimer, con lo scopo di sensibilizzare i cittadini sulle problematiche relative alla malattia, presentare le iniziative di supporto a favore di anziani in condizione di fragilità, fornire ai famigliari e ai care-givers le informazioni per una corretta gestione del malato, raccogliere fondi da destinare agli scopi previsti dallo Statuto. È un appuntamento molto importante perché solo in Italia si contano 600 mila malati di Alzheimer e a causa dell'invecchiamento della popolazione sono destinati ad aumentare.

 

Cos’è l’Alzheimer?

L'Alzheimer è la più comune causa di demenza: ne rappresenta infatti il 60% dei casi

La malattia di Alzheimer è una patologia neurologica degenerativa che colpisce il cervello, conducendo progressivamente il malato a uno stato di totale dipendenza, creando quindi una situazione molto complessa e difficile per la famiglia che lo deve assistere. 

Una diagnosi del morbo di Alzheimer cambia la vita delle persone colpite da questa malattia e anche delle loro famiglie e amici. Informazioni e supporto sono a disposizione di chiunque ne abbia bisogno. Nessuno deve affrontare da solo il morbo di Alzheimer o un altro tipo di demenza.

 

 

Sintomi più comuni:

perdita di memoria

La perdita progressiva della memoria è uno dei sintomi più comuni della malattia di Alzheimer. È spesso il primo segnale che induce a sospettare che qualcosa non va e a rivolgersi ad un medico.  Ci sono vari tipi di perdita di memoria. Nella malattia di Alzheimer, la memoria dei fatti recenti tende ad essere la più colpita, mentre la memoria a lungo termine resiste per molti anni dall'inizio della malattia. Accade così che i malati di demenza ricordino cose che hanno fatto anni prima, ma non riescano a ricordare se hanno già fatto colazione. La perdita di memoria interferisce con le attività quotidiane e con la capacità di tenere una conversazione, ma forse una delle conseguenze più drammatiche è l'incapacità di imparare. La perdita di memoria può essere irritante (ad es. quando il malato dimentica il nostro nome) o motivo di preoccupazione (ad es. quando il malato dimentica il gas acceso). Anche il malato può esserne estremamente turbato, manifestando confusione, umiliazione e vergogna. Specialmente allo stadio iniziale, è facile che il malato cerchi di nascondere, per imbarazzo o vergogna, alcune conseguenze della sua perdita di memoria. In seguito ne sarà meno cosciente, ma continuerà a soffrirne le conseguenze, come la perdita dell'indipendenza e il senso di frustrazione. 

Ricordo ancoro lo sfogo di un caro amico il quale mi ha raccontato la difficile vita del padre malato. Riporto di seguito le testuali parole…


- Mio padre diceva spesso di aver ricevuto una visita, ma non si ricordava da parte di chi. Così pensai di far firmare alle persone che venivano a trovarlo un «registro dei visitatori». Si scoprì allora che il visitatore misterioso era la persona che lo assisteva. C'erano delle notti in cui ci svegliava suonando il pianoforte. Non riconosceva i suoi figli, ma era ancora in grado di suonare i pezzi più difficili. Mi sembrava di impazzire. 

Talvolta ritorna con la mente al tempo in cui lavorava e gli prende l'ansia di non arrivare in tempo in ufficio. All'inizio, gli spiegavo che ormai era in pensione, ma lui insisteva e finivamo per litigare. Ora invece lo rassicuro, gli dico che va tutto bene, che per oggi non deve andare al lavoro. -

 

 

perdita di comunicazione

-Era difficile capire che cosa facesse inquietare mio marito. Non era capace di dirlo. Poi, al momento di andare a letto, mi accorsi che aveva un dito del piede gonfio e infiammato. 

"Un'altra bella giornata", diceva spesso la mia mamma quando scendeva per colazione, mentre magari fuori pioveva. E io le dicevo semplicemente: «Allora ti senti bene?» -

I malati di Alzheimer manifestano difficoltà di comunicazione, che tendono col tempo a diventare sempre più gravi. Il termine "afasia" si usa spesso per indicare la difficoltà o la perdita della facoltà di capire la lingua parlata e scritta, come conseguenza del deterioramento del corrispondente centro nervoso (la parte del cervello responsabile della comunicazione). Gli esseri umani comunicano fra di loro mediante la parola, col linguaggio del corpo, usando segni, immagini o simboli e mediante la scrittura.

 

 

 

Disorientamento

-La signora McDonald lasciava il marito alle 9 del mattino al centro diurno. Appena lei se ne andava, lui si sedeva accanto alla porta e aspettava che venisse a riprenderlo. Gli operatori del centro pensavano che non fosse contento di rimanere lì, ma poi scoprirono che lui era convinto che fossero già le 5 del pomeriggio. 
Un giorno ero in soggiorno con mio marito, quando lui mi chiese a che ora saremmo tornati a casa. Io gli risposi che eravamo già a casa nostra, ma lui insisteva che non era vero. In un certo senso, mi offendeva il fatto che lui non riconoscesse la nostra casa, ma ora mi rendo conto che stava male. È inutile provare a convincerlo quando dice cose del genere, perciò cerco soltanto di aiutarlo a sentirsi a suo agio e di distrarlo quando lo vedo preoccupato. -

 

I malati di demenza sono spesso disorientati nel tempo e nello spazio. Questo può derivare dalla confusione indotta dalla degenerazione cerebrale, dalla perdita di memoria o forse dalla difficoltà a riconoscere cose e persone. Anche «l'orologio interno», che ci ricorda quando è ora di mangiare o di dormire, tende a guastarsi. Può sembrare incredibile che una persona si perda nella propria casa, o creda di essere stata abbandonata, quando invece è rimasta sola per non più di cinque minuti. Si tratta in realtà di un comportamento assai comune, che non è così difficile da comprendere se consideriamo le conseguenze della perdita di memoria. Per il malato, il problema più grave non è tanto quello di non sapere che ora è o di riconoscere un luogo o di trovare le diverse stanze, bensì quello dell'ansia che ne deriva. Chiunque si sentirebbe in ansia se non fosse più capace di orientarsi nella propria casa. Sapere che è mezzogiorno può non essere particolarmente importante, mentre lo è certamente la possibilità di saltare il pranzo, di perdere un programma televisivo o la paura di essere stato abbandonato. Anche se il malato non è pienamente consapevole di aver perso l'orientamento spazio-temporale, può tuttavia essere in ansia perché la sua giornata non è più strutturata, oppure sentirsi a disagio in un ambiente per lui estraneo, pieno di incognite. 


Per fortuna, è possibile fornire al malato di demenza un'efficace assistenza pratica e un valido supporto emotivo, che aiutano a ridurre le conseguenze negative della perdita di memoria. La persona che assiste può perfino sentirsi più vicina al malato e più coinvolta nella sua vita di quanto lo fosse in precedenza. Ma è importante che essa accetti che la sua vita quotidiana è cambiata; le cose non saranno più com'erano prima.

 

Ricordi Alessandro

 

 

FONTI

 

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