Pet therapy: riconosciuta e diffusamente praticata

Pet therapy: riconosciuta e diffusamente praticata

Il termine pet therapy va a indicare l’interazione uomo/animale in ambito medico, si tratta infatti di una terapia dolce che vede cani, gatti e altri animali protagonisti assoluti nel supporto al paziente. Con la pet therapy si vanno quindi a integrare le tradizionali cure, impiegandola su pazienti, spesso bambini, con l’obiettivo di migliorarne la loro risposta verso le terapie mediche. È un supporto rispetto differenti patologie che può risultare molto efficace, gli animali impiegati nella pet therapy sono soprattutto cani e gatti, ma non mancano altri esponenti del mondo animale.

La pet therapy non è quindi una terapia a sé stante, ma una co-terapia che affianca una terapia tradizionale in corso. Lo scopo di queste co-terapie è quello di facilitare l'approccio medico e terapeutico delle varie figure mediche e riabilitative soprattutto nei casi in cui il paziente non dimostra collaborazione spontanea. La presenza di un animale permette in molti casi di consolidare un rapporto emotivo con il paziente e stabilire tramite questo rapporto sia un canale di comunicazione paziente-animale-medico, sia stimolare la partecipazione attiva del paziente.

 

L’importanza della pet therapy è da tempo conosciuta e applicata oltreoceano dove cani e gatti, a volte anche altre tipologie di animali, vengono quotidianamente introdotti all’interno di ospedali, centri per anziani oppure reparti di pediatria e riabilitazione. Il solo contatto, la presenza giocosa e rasserenante di un animale, stimola reazioni positive maggiori rispetto al contatto umano. La voglia di muoversi e reagire si fa più presente, seguita dalla necessità di prestare maggiore attenzione relazionandosi con il quadrupede. In alcuni casi si stabilisce un dialogo non verbale con il cane, fatto di carezze, serenità e sorrisi, un vero traguardo per chi è colpito dall’Alzheimer e condizionato dall’ansia del non ricordo.

 

I cani migliorano la demenza senile.

Cani come supporto emotivo e fisico per anziani con vari livelli di difficoltà e demenza senile: è l’ottimo risultato ottenuto dal Centro Diurno Alzheimer di Firenze con il supporto di due piccoli quadrupedi. Il Barboncino Muffin di tre anni e il Golden Retriever Gynni di sette anni, gestisti dagli esperti dell’associazione Antropozoa, hanno lavorato al fianco di 10 pazienti anziani con problematiche e patologie date dall’età e legate alla memoria. Persone a cui risulta complesso partecipare ad attività fisiche, ma anche a semplici dialoghi e conversazioni. In particolare se lo stato degenerativo legato alle facoltà mnemoniche è ormai avanzato. I cani sono stati fondamentali nel cammino interattivo con i pazienti, dimostrando una volta di più quanto un quadrupede possa fare la differenza inserito in un percorso riabilitativo.

  

Pet therapy e autismo

Sono sempre più numerose le richieste da parte di famiglie o scuole di lavorare, oltre che con bambini iperattivi, con bambini con disturbi dello spettro autistico. È una fascia di persone estremamente delicata, perché richiede un’attenzione particolare. E un rispetto ancor più particolare, anche se ad ogni situazione in cui interveniamo ci dobbiamo avvicinare in punta di piedi.

Rimango sorpreso dalla sensibilità di questi bimbi, dalla comunicazione sottile che sanno attivare, dai gesti, dai piccoli cambiamenti di sguardo, di comportamento. Quando ci approcciamo a loro dobbiamo saper entrare prima nel loro mondo: e lo dobbiamo fare con purezza, senza fretta, senza aspettative. Non è il bambino che deve aprire il suo "guscio", ma siamo noi che dobbiamo permettergli di accedere al nostro. Siamo noi che ci dobbiamo aprire a lui.

L’autismo è una malattia che colpisce nel cervello le aree del linguaggio e della comunicazione e riguarda soprattutto bambini. Il bambino autistico viene solitamente stritolato dalla sua condizione di malattia e dalle attenzioni del terapeuta. In risposta, si chiude ancora di più in se stesso e non comunica facilmente con il mondo esterno.

La pet therapy si caratterizza come uno strumento terapeutico complementare e integrante alle irrinunciabili terapie neurocognitive e comportamentali indicate per l’autismo.

 

Ma in cosa consiste la pet therapy per l'autismo?

Primo punto: l'interazione non verbale.

È il contatto con un essere animato che non parla che insegna al bambino autistico a servirsi di uno spazio relazionale diverso dal consueto, spazio che viene mediato dalla presenza, ad esempio, di un cane. Un cane non viene vissuto come una minaccia, come può invece essere una persona. L'isolamento del paziente in questo viene vinto. È il contatto 'pelle a pelle' tra animale e paziente che instaura nell'autistico la necessità di rapportarsi al terapista. Non solo cani, ma anche cavalli e delfini...

Secondo punto: la stimolazione.

Il mondo di isolamento in cui vive il paziente si arricchisce di stimoli, sensoriali e relazionali. È un nuovo mondo con cui può comunicare. E spesso questo entusiasmo per il cane si traspone anche alle persone, familiari e terapeuti.

Terzo punto: la relazione.

E poi il cane non ha paura di relazionarsi. È spontaneo, sincero, non ha pregiudizi o avanza elaborate riflessioni. Alle carezze risponde con affetto sincero, senza avere un doppio fine, senza valutare il gesto.

Non c'è utilitarismo, ma solo amore.

 

Pet Therapy e Alzheimer

La pet therapy ha mostrato effetti benefici anche sui malati di Alzheimer. In particolare la presenza di animali domestici si riflette positivamente su alcuni parametri comportamentali e cognitivi dei pazienti affetti da Alzheimer ricoverati presso strutture ospedaliere. Il rapporto animale-uomo, di tipo affettivo ed emozionale, si è mostrato efficace da un punto di vista fisiologico dal momento che è stato riscontrato, che attività come l’invito ad accarezzare e spazzolare l’animale, porgergli piccoli bocconi, camminare tenendolo al guinzaglio, favoriscono l’abbassamento della pressione sanguigna ed il rallentamento della frequenza cardiaca (Carbone G., Tonali A., 2007).

 

Cani e anziani: un binomio vincente.

Funziona con i bambini, funziona con gli anziani per ragioni specifiche differenti.

Infatti, con l’invecchiamento tende ad emergere un diffuso “senso di inutilità” che, in alcuni casi, induce episodi depressivi. Occuparsi di un animale domestico può aiutare l’anziano a contrastare questa sensazione, sentendosi nuovamente responsabile del benessere di qualcun altro.

Un cane o un gatto restituirà all’anziano energia e positività: per questo veterinari, medici e operatori socio-sanitari sono unanimi nell’incoraggiare le famiglie ad adottare un cucciolo per i propri cari.

Il contatto con un animale, infatti, modifica alcuni parametri fisici come il polso e la pressione: il risultato è che cala lievemente il rischio di infarto cardiaco e l’ipertensione.

Adottare e prendersi cura di un cane, inoltre, stimola l’anziano a muoversi tutti i giorni per assicurarsi che l’animale domestico faccia la sua passeggiata: un’ottima strategia per fare dell’attività motoria quotidiana, i cui benefici sul sistema circolatorio sono comprovati. Inoltre, previene i piccoli, ma frequenti, infortuni domestici.

La pet therapy, inoltre, ha un impatto anche sul cervello: il cane, in particolare, contribuisce in maniera concreta a ridurre le difficoltà di apprendimento e di mantenimento della memoria.

Un cucciolo in casa non solo interferisce con la depressione in sé e per sé, ma induce una lieve diminuzione del senso di ansia e migliora la percezione del dolore.

 

Pet Therapy per i malati di Sla

Sperimentata in Italia la pet therapy con i malati di Sla: la terapia con gli animali può darre benefici fisici e psicologi a chi soffre di sclerosi laterale amiotrofica, come dimostrato dalla prima sperimentazione italiana effettuata presso il Centro Clinico NeMO di Arenzano, in provincia di Genova. “ConFido: quattro zampe in corsia” è un progetto nato per sostenere la ricerca sulla SLA ed è la prima sperimentazione italiana di pet therapy applicata alle patologie neuromuscolari.

 

Quando il cane, il cavallo, l'asino e il gatto, come dicono le più recenti evidenze scientifiche, sono educati e guidati ad operare nel modo giusto insieme al conduttore, possono fare miracoli.

 

Ricordi Alessandro

 

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