Quando la povertà diventa una colpa! Storie di bambini

Quando la povertà diventa una colpa! Storie di bambini

Esistono genitori assolutamente incapaci di ricoprire un ruolo così importante ed esistono case in cui appare necessario l'intervento di figure specializzate, gli assistenti sociali, per porre rimedio ad una situazione di disagio, di violenza o di particolare difficoltà.

In queste situazioni il loro intervento è inevitabile e preziosissimo per i bambini.

Cosa fa l’assistente sociale?

L’assistenza ai minori in condizione di bisogno, oltre che avere una finalità di tutela, esplica una funzione di prevenzione del disagio sociale, favorendo la crescita del minore in ambiente familiare idoneo e favorevole al suo sviluppo psico-fisico.
Le assistenti sociali dell'area socio-pedagogica del Distretto Sociale, mediante incontri con il minore e la famiglia finalizzati alla raccolta di informazioni, cercano di capire e conoscere gli ambiti di vita del minore stesso (situazione familiare, rete sociale, salute psico-fisica ecc.) e i problemi da affrontare. In un secondo momento, dopo aver analizzato la situazione, spetta all’assistente sociale il compito di prospettare le possibili soluzioni.

 

Quali sono le soluzioni?

Qualora la famiglia non riuscisse temporaneamente a prendersi cura in modo appropriato del proprio bambino, le assistenti sociali reperiscono le famiglie e le strutture disponibili a prendere in affidamento temporaneo il bambino (a tempo pieno o limitato ad alcune ore del giorno) per il periodo di tempo necessario affinché la famiglia di origine risolva i propri problemi. Può essere la stessa famiglia d’origine che richiede all'assistente sociale questo aiuto oppure possono farlo gli esercenti la potestà sul minore; in alcuni casi può essere l’assistente sociale che in presenza di gravi problemi familiari, segnala la situazione di disagio al Tribunale dei Minorenni il quale decide, in merito all’opportunità o meno, di affidare il bambino ad un’altra famiglia.

 

Ma ci sono degli Alterini: non è tutto Rosa e fiori!

Questo è ciò che fanno gli assistenti sociali, o meglio quello che dovrebbero fare. Tuttavia esistono anche altre storie ugualmente intrise di sofferenza, ma non a causa di comportamenti riprovevoli di genitori poco presenti o violenti, ma per colpa di un non corretto uso del proprio potere da parte dell'assistenza sociale.


Spesso sentiamo cronache che ci raccontano situazioni paradossalmente assurde ma che purtroppo sono ormai all’ordine del giorno. Parliamo di migliaia di bambini sottratti ingiustamente alle proprie famiglie, sulla base di congetture, ipotesi e addirittura segnalazioni anonime, che portano alla distruzione del nucleo famigliare e alla “reclusione” dei bambini in case-famiglie, troppo poco controllate.



Decisioni basate su relazioni di assistenti sociali che, in contrasto con quanto affermato all'articolo 2 dalla legge 149/2001 sull'affido familiare, decidono arbitrariamente di allontanare un minore dai propri genitori anche a causa di difficoltà economiche. Solo in alcuni casi estremi è necessario che i bambini vengano tolti ai genitori, ovvero quando sono realmente esposti ad un rischio di maltrattamento o abusi. Ma, in Italia, un numero elevato dei minori vengono sottratti all'affetto della famiglia per cause non chiare, spesso solo per difficoltà economiche.

Si fa labile il confine tra professione e abuso di potere: interventi frettolosi, perizie non fondate su basi scientifiche ma su impressioni, anche superficiali e azioni basate su segnalazioni anonime. Quello che più sconvolge è soprattutto la superficialità delle relazioni stilate dagli assistenti sociali su cui si basano provvedimenti che, in mancanza di contraddittorio tra le parti, violano tutti i principi del nostro ordinamento. Tali provvedimenti, giustificati come urgenti, nascondono in realtà decisioni definitive.

Queste relazioni, in cui sono raccattate istanze, illazioni e accuse senza alcuna verifica della loro fondatezza e in mancanza di un contraddittorio tra le parti, diventano la base giuridica di provvedimenti di espropriazione violenta dei figli. 

 

Questo è quanto denunciano i famigliari vittima di queste terribili tragedie.

 Da una parte genitori privati dei propri bambini per i motivi più banali, per screzi derivanti da una separazione, per ingerenze esterne, per giudizi sommari. 

Dall'altra assistenti sociali interventisti, superficiali ed incompetenti, e psicologi poco attenti agli interessi dei più deboli che andrebbero tutelati, ma anche tempi della magistratura lentissimi, dietro cui si nascondono giochi di potere che reggono le sorti di milioni di famiglie. 


Un gioco senza cuore in cui i poteri di pochi forti travolgono e sconvolgono l'esistenza di famiglie deboli e in difficoltà, distruggendo la serenità e l'equilibrio di bambini che vorrebbero soltanto vivere nel calore della propria casa e invece vengono strappati via, inesorabilmente.

 

 

Per un maggiore approfondimento leggi qui…

http://docenti.unimc.it/a.ferri1/teaching/2015/15046/files/riflessioni-sul-servizio-sociale-oggi

 

Ricordi Alessandro

 

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