“Quello che mi salva è lo sport nel mare aperto della disabilità”

“Quello che mi salva è lo sport nel mare aperto della disabilità”

 

Chi ha detto che la sedia a rotelle invalida e che se sei “disabile” non puoi fare nulla?
Andiamo a smentire l’immagine del ragazzo che guarda con rammento un poster di un grande atleta che ha vinto la medaglia d’oro, come se per lui quella vittoria sia preclusa per colpa di una sedia a rotelle.

 

 

C’è lo sport del Baskin, che si ispira al basket, che grazie ad una rivisitazione delle regole, diverse attrezzature e spazi adeguati, permette a giovani con disabilità e giovani normodotati di poter giocare nella stessa squadra.
C’è Poseidon 2.0, che ha l’obiettivo di migliorare il livello di autonomia dei nuotatori ipo e non vedenti attraverso un sistema in grado di inoltrare, mediante un auricolare, il segnale di fine corsa (per la virata) e di “perdita della rotta” (non parallela ai cordoli).
C’è il Borney Adapted Snowboard System, che punta a diffondere la pratica dello snowboard tramite il sistema Bass, un ausilio che permette alle persone con disabilità fisica ed intellettiva di avvicinarsi a questo sport.
C’è Insuperabili, nato per avvicinare alla pratica del calcio ragazze e ragazzi con disabilità intellettiva, relazionale, e fisica.
Perché lo sport è per tutti. Senza barriere, senza ostacoli e favorisce scambi, incontri, conoscenze.

Parlare di disabilità non è mai facile. Si rischia sempre di cadere nella retorica delle frasi fatte, dei concetti scontati e banali. Parlare di disabilità nel mondo dello sport risulta, tuttavia, molto meno complicato perché lo sport in sé permette di conoscere la disabilità in modo semplice, favorendo e incoraggiando lo scambio, la convivenza, la condivisione e, perché no, le sfide, tra disabili e normodotati.

Da qualche anno a questa parte, io stesso, ho avuto modo di verificare come tutto quello specificato pocanzi, nel mondo sportivo sia possibile. 

Dal 2015 mi occupo di una squadra di calcio integrato…cosi come abbiamo un calcio delle copertine, dei giornali delle televisioni, un calcio che crea spettacolo, un calcio che unisce e divide le tifoserie, un calcio che crea gioie e dolori, il calcio dei grandi, della nazionale, un calcio globale, c’è anche un altro calcio, un calcio visto come “strumento”, “un mezzo”, della “buona prassi” per percorsi educativi, formativi…il calcio integrato, il MIO calcio!

Un calcio che include, un calcio che unisce... un calcio di strada e dei principi della Grassroots Charter...
Partendo quindi dal calcio dei “grandi” è importante porre l’accento sull’altro calcio, una delle basi di tutto il movimento; un calcio che possa creare occasioni nuove per tante e tanti ragazze e ragazzi spesso posti ai margini e da cui, ponendo maggiori attenzioni possiamo creare un modello di calcio e di sport più inclusivo, accogliente e vincente.
Il calcio porta innumerevoli benefici alla società in generale, in quanto non è solo un gioco che inizia e finisce in un campetto. Attraverso la sua pratica, infatti, vengono trasmessi valori come il lavoro di squadra, la crescita sociale, la cura per la salute e l’attenzione per la realizzazione personale. Il gioco è un veicolo per lo sviluppo educativo, sociale e sportivo.
Ovviamente parlo del calcio perché in questo sport sono in prima linea ma è data testimonianza da molte persone che questi valori, questa inclusione, questa solidarietà avviene in ogni sport.

Pensare anche che quella delle paralimpiadi è un’Italia da record: 39 medaglie, e un posto nella top ten del medagliere internazionale. Eppure, almeno in alcune aree del nostro paese, avvicinarsi allo sport può ancora essere difficile per chi è portatore di una disabilità fisica o intellettiva.

Con questo breve articolo non intendo celebrare né rimarcare la diversità del disabile ma affermare la normalità della disabilità soprattutto nello sport. È un concetto decisamente più comprensibile per chi, ogni giorno, vive a contatto con i disabili ma è un concetto che mi piacerebbe diventasse patrimonio collettivo, in una società con una corretta visione della disabilità. L’unico modo per affrontare questo tema è quello di considerarlo con assoluta ed incondizionata normalità.

“Quello che mi salva è lo sport nel mare aperto della disabilità” ed è proprio così che la disabilità può essere interpretata, come un mare immenso pieno di insidie e pericoli, dove ogni minimo oggetto e strumento può diventare la tua ancora di salvezza e lo sport è un salvagente perfetto per ritornare a riva…per tornare a vivere!

 

Alessandro Ricordi


FONTI:
• http://it.uefa.org/football-development/technical/grassroots/
• http://www.resetacademy.it/insuperabili/
• https://baskin.it/cose-il-baskin/
• http://www.sportfair.it/2016/09/paralimpiadi-rio-2016-e-unitalia-da-urlo-ecco-il-medagliere-aggiornato-foto/432468/?utm_source=google&utm_medium=cpc&utm_campaign=SEA-Dinamica-Foto
• http://www.panorama.it/sport/altri-sport/paralimpiadi-rio-2016-medaglie-italiani/#gallery-0=slide-8

 

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