TFR in busta paga non per tutti... esclusi i lavoratori domestici

TFR in busta paga non per tutti... esclusi i lavoratori domestici

Ecco la novità del 2015, dal 1° Marzo si potrà decidere se ricevere il TFR, cioè il Trattamento di Fine Rapporto, direttamente nella busta paga mensile.

Parliamone meglio, per capire di cosa si tratta e scoprendone pregi e difetti:

 

Una riflessione personale in merito

 

Pensando a chi necessita di liquidità immediata, questa può essere una buona opportunità.

Qualche soldino in più non fa mai male, magari anche pochi, ma arrotondano sullo stipendio mensile e aiutano tante persone che non riescono a tirare a fine mese, che fanno fatica a fare la spesa, o più semplicemente, che vogliono togliersi qualche sfizio.

Ormai siamo in un periodo dove si pensa che la crisi stia passando, ma ci troviamo ancora di fronte a persone che, nonostante siano tra i “fortunati” che hanno un lavoro, vengono pagati molto poco; giovani che non riescono a vedere un futuro immediato, persone che, con lo stipendio, riescono giusto a far fronte alle spese come mutuo, bollette, tasse.

 

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E anche a livello statistico ci si accorge di come, nonostante il reddito lordo delle famiglie italiane sia aumentato, non ci siano stati incrementi sui consumi.

Scenari più comuni di quanto si possa pensare, e questo TFR, come è stato il Bonus degli 80 €, fanno tirare un piccolo respiro di sollievo.

 

Pensando il tutto in un ottica meno sociale e più a carattere generale siamo di fronte a una novità che caratterizza una centralità maggiore del lavoratore stesso nelle scelte che riguardano il suo personale futuro. La possibilità di scegliere come investire questi soldi, in un’ottica di prevenzione futura, sta facendo anche crescere i fondi pensionistici e impatta sul regime di finanziamento della previdenza complementare.

 

Ma non è una possibilità per tutti

 

Le uniche esclusioni riguardano i datori di lavoro domestico, quelli del settore agricolo, cassaintegrati, nonché coloro che si trovano sottoposti a procedure concorsuali ovvero alle aziende dichiarate in crisi ai sensi dell’articolo 4 della legge n. 297/1982.

 

Un’ulteriore riflessione è d’obbligo.

I lavoratori domestici, colf, badanti, baby-sitter e persone in cassaintegrazione che spesso si ritrovano nello scenario sopraesposto, non avranno diritto a tale scelta.

Senza apparire polemica, vorrei sottolineare il fatto, mio malgrado, che, per quanto questa sia una novità che pone il lavoratore al centro della scelta, vengano poste ancora delle restrizioni sulla base del contratto di lavoro iniziale a scapito delle persone che già si trovano in un ambiente di lavoro considerato tra i più precari.

 

Cosa significa veramente?

 

Entriamo più nello specifico di cosa significa, in termini prettamente monetari, ricevere questa quota direttamente in busta paga.

La tassazione ordinaria del TFR erogato a fine rapporto, infatti, è differente dalla tassazione applicata al TFR  pagato  mensilmente  in  busta  paga. Esso  non  rappresenta  un’anticipazione e,  pertanto, è assoggettato a tassazione ordinaria, con l’applicazione dell’aliquota marginale Irpef e delle addizionali, mentre  il  TFR  erogato  a  fine  rapporto  ha  una  tassazione  Irpef  agevolata,  escluse  le  addizionali,  c.d. tassazione separata, in quanto tiene conto del fatto che la somma  viene maturata nel corso del rapporto di lavoro a fronte dell’erogazione al momento della cessazione sviluppando una sorta di interesse che sfocia in una minore tassazione.

In altre parole accumulando il TFR mese dopo mese lasciandolo in azienda, nel momento della fine del rapporto lavorativo viene rilasciato il dovuto con un’unica tassazione agevolata, mentre ricevendolo mese dopo mese la tassazione aumenta e, sul totale, il dovuto risulta minore.

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Inoltre, il TFR interessato è quello  riferito  alle  quote maturate nei  periodi  di  paga  decorrenti  dal 1 marzo 2015 al 30 giugno 2018.

Non potranno piƒù essere erogate anticipazioni al di fuori dei casi previsti dalla legge (cioè almeno 8 anni di anzianit‚à di servizio con anticipazione non superiore al 70% del TFR maturato, per  l’acquisto della prima casa o per spese sanitarie relative a terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle strutture pubbliche, una sola volta nel corso del rapporto) perchè‡ considerate elusive della stessa.

 

Un’ultimo ragguaglio, la scelta non può essere revocata.

Ovvero, la scelta dev’essere ben ponderata e fatta con cognizione di causa perchè non si può tornare più indietro. Quindi, un consiglio, è bene informarsi il più possibile su tale aspetto per non rischiare di fare la scelta sbagliata, che non è obbligatoriamente la stessa per tutti.

 

scritto da Monica Zabatta

Milano, 23/02/2015


Per saperne di più: http://www.ipsoa.it/documents/lavoro-e-previdenza/amministrazione-del-personale/quotidiano/2015/02/02/tfr-in-busta-paga-e-super-tassa-sui-fondi-pensione-come-orientarsi

 

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