Si chiama Therepi, si inserisce con un semplice intervento sulla parete del cuore.Rilascia cellule staminali, a dosaggi prestabiliti, per contrastare i danni che l’infarto crea nel cuore e prevenire lo scompenso cardiaco.

 Cos’è lo scompenso cardiaco?

Lo scompenso cardiaco è una sindrome complessa che rappresenta il punto evolutivo finale comune di una serie di patologie cardiache inizialmente anche molto differenti tra loro.

Lo scompenso cardiaco è spesso conseguenza di un infarto, perché nell’area del cuore in cui non è arrivato il sangue si crea una lesione che può rendere più difficile al muscolo cardiaco la sua normale contrazione. Il risultato è che il cuore perde, in misura più o meno significativa, la sua capacità di pompare il sangue all’organismo e iniziano così i disturbi dello scompenso.

Trattamenti

Il trattamento dello scompenso cardiaco è multidisciplinare e prevede vari livelli d’approccio. L’obiettivo finale dell’equipe medica è quello di ridurre i sintomi per migliorare la qualità della vita, rallentare la progressione della patologia, ridurre l’ospedalizzazione e aumentare la sopravvivenza. Come per molte altre condizioni patologiche, una diagnosi precoce e la stretta collaborazione tra il proprio medico di fiducia e il cardiologo curante sono le chiavi del successo nella gestione a breve e lungo termine di questa patologia.

Vediamo nello specifico quali sono questi trattamenti

Il trattamento dello scompenso cardiaco prevede l’utilizzo di diversi presidi:

  • Terapia farmacologica: spesso composta dall’associazione di più farmaci. Importanti sono inoltre lemodifiche dello stile di vita e delle abitudini alimentari, quali ad esempio la riduzione dell’apporto di sale, la pratica di attività fisica moderata periodica ecc…
  • Qualora la sola terapia farmacologica non fosse sufficiente oppure non ben tollerata dal paziente, è necessario associarvi anche la terapia elettrica, mediante l’impianto di dispositivi per la resincronizzazione cardiaca. Questi dispositivi lavorano in stretta sinergia con i farmaci antiscompenso, battito dopo battito, così da riuscire a frenare la progressione dello scompenso e in molti casi a ripristinare una contrattilità cardiaca normale e una buona qualità di vita. La terapia di risincronizzazione cardiaca, associata a un programma terapeutico adeguato, si è dimostrata capace di migliorare la sopravvivenza e la qualità di vita di molti pazienti riducendo i sintomi dell’insufficienza cardiaca, accrescendo la capacità di esercizio e mettendo i soggetti in condizione di poter riprendere molte delle loro attività quotidiane.
  • pacemaker biventricolari CRT-P o defibrillatori biventricolari CRT-Drappresentano un importante presidio di trattamento per lo scompenso ormai largamente clinicamente testato, in uso da molti anni e approvato dalle linee guida delle più grandi società mondiali di cardiologia. Il cardiologo, in base alle condizioni del paziente e ai dati ecografici potrà stabilire quale dispositivo CRT sia più adatto al quadro clinico del paziente.

Terapia del futuro.

Ora però si profila all’orizzonte una terapia “preventiva” che potrebbe permettere di limitare i danni. È a base di cellule staminali che vengono rilasciate da un particolare “contenitore” applicato come un cerotto sulla parete del cuore. Il cerotto mette a disposizione cellule staminali che possono rigenerare il tessuto cardiaco alterato, combattendo il rimodellamento patologico. Il dispositivo si chiama “Therepi” e le prime sperimentazioni sugli animali sono state presentate su Nature BiomedicalEngeneering. Il nuovo sistema di rilascio delle staminali è stato messo a punto da un team che ha coinvolto il MIT di Boston, l’Università di Harvard, il Royal College of Surgeons irlandese, il Trinity College di Dublino, l’Advanced Materials and BioEngineeringResearch (AMBER) Centre, e l’Università Nazionale Irlandese di Galway.

Come funziona il dispositivo

Il sistema di rilascio delle cellule staminali può essere impiantato in un unico intervento chirurgico. Costituito da un polimero simile alla gelatina, il dispositivo ha la forma di una semisfera, con un’apertura in corrispondenza del tessuto cardiaco colpito da infarto. Questo “bottoncino” è costituito da una membrana semipermeabile che può essere adattata per rilasciare molecole di farmaco o, appunto, cellule staminali che in questo modo arrivano direttamente nella zona cardiaca desiderata. Grazie a questa membrana, il passaggio delle staminali avviene in maniera intelligente, previo stimolo indotto dalle stesse cellule di particolari fattori che favoriscono la guarigione della ferita nel tessuto cardiaco.

Nei topi lo strumento si è rivelato in grado di migliorare la funzione cardiaca dopo un infarto, in seguito alla somministrazione ripetuta di piccole dosi di staminali per quattro settimane. Il dispositivo, inoltre, è ricaricabile grazie a un sondino attraverso cui possono essere inserite le staminali in base alle richieste del cardiologo. In questo modo il dosaggio terapeutico può essere valutato caso per caso e somministrato in modo personalizzato, sia per quantità sia per intervalli di somministrazione.

Per il futuro si profila così una possibile soluzione per limitare i casi di scompenso cardiaco che sono in costante crescita, anche per i miglioramenti nel trattamento dell’infarto acuto del miocardio.

Silvio Berlusconi ricoverato per fare una serie di controlli in seguito a uno scompenso cardiaco. Scheda sullo scompenso cardiaco (134mm x 100mm)

FONTI:

 

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