Piacenza, non solo città madre di Assistenza Amica ma anche punto di prestigio per la cura oncologica.

E’ un inizio 2019 da record per il team di ricerca del reparto di Oncologia dell’ospedale di Piacenza che in tre mesi ha ottenuto la pubblicazione di sei ricerche su riviste scientifiche censite dalle banche dati più importanti. “Siamo molto contenti ma il merito va a tutto l’ospedale perché ci avvaliamo dell’aiuto di diversi reparti” ha commentato il direttore dell’Unità operativa di Oncologia Luigi Cavanna.

I filoni fondamentali riguardano le cure anti-tumorali con nuove molecole e nuovi farmaci; ricerche sui bisogni dei malati, spesso inespressi, come i disagi legati alla distanza dal centro di cura; ricerche sulla qualità della vita di malati e familiari finalizzata a capire con quali mezzi farmacologici e organizzativi si possa contribuire al miglioramento.

I tumori del pancreas sono difficili da curare e sono in aumento, una delle ricerche pubblicate (realizzata solo dal team piacentino) riguarda la cura della malattia. “Abbiamo messo a punto un trattamento che inizialmente era efficace ma troppo tossico – ha dichiarato Cavanna – con lo schema che abbiamo sperimentato invece è tollerato e il paziente riesce a portarlo a termine”. Attualmente i protocolli di ricerca aperti in reparto sono trenta. “Facendo ricerca si migliora il lavoro quotidiano, si ha un metodo più preciso nella cura e si crea ottimismo negli operatori che si trasmette ai malati e ai loro familiari” ha concluso il primario.

Il reparto di oncologia dell’ospedale di Piacenza fa capolino, nello specifico, sulla rivista Pharmastar, punto di riferimento scientifico in un ambito in cui, ancora una volta, la “squadra” guidata dal professor Luigi Cavanna rappresenta eccellenza assoluta. In questo caso, l’ampio spazio riservato dalla pubblicazione riguarda un aspetto molto particolare nella fase di cura della malattia. È lo stesso Cavanna a spiegare: “I malati oncologici devono affrontare tantissimi ostacoli, di ordine fisico, psicologico, finanziario, sociale e anche famigliare. Problemi come il tempo, i disagi, le spese effettuate per raggiungere il centro di cura vengono spesso trascurate da parte degli oncologi curanti, così come da parte delle istituzioni preposte. Nella realtà di Piacenza e provincia da otre 15 anni è stata strutturata una “rete” oncologica: è lo specialista oncologo/ematologo che si sposta negli ospedali di Bobbio, Castel S.Giovanni , Fiorenzuola, e dal luglio 2016, anche nella casa della salute di Bettola. Questo modello di cura oncologica sta interessando le società scientifiche come AIOM, le istituzioni e in questi giorni una rivista scientifica Pharmastar, a tiratura nazionale, ha pubblicato un report sulla realtà piacentina come esempio da seguire”.

 

 

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